cinema
23 aprile 2009
Hard Candy

Bello. Bello bello bello.
Mi stupisce come sia potuto passare cosi sottovoce in Italia (anzi in realtà se ci penso bene non dovrebbe stupirmi più di tanto...)
La pellicola ci racconta di come una tranquilla e piacevole giornata di un 30 enne fotografo (per professione) e pedofilo (per pervesione) di nome Jeff, Patrick Wilson il gufo notturno di watchmen, possa tutto d'un tratto trasformarsi in un inferno. Tutta colpa di Hayley, una 14enne molto spigliata e dalla sorprendente e spiccata intelligenza (interpretata da una formidabile Ellen Page che come in Juno torna al ruolo della ragazzina "sotuttoio") che sveste i panni dell'innocente ragazzina e veste quelli di giudice e torturatrice. S'innesccherà cosi una spirale di terrore e di tensione che ci porterà ad un tragico epilogo, che però non ci convince proprio del tutto.
Il ritmo invece si. Il ritmo e la tensione che c'accompagnano per tutti i 100 minuti del film non fanno una piega ed è un susseguirsi di d'emozioni e terrore che però non degenera e non cade mai nella violenza gratuita. Merito anche, come già detto, di una meravigliosa Ellen Page che riesce praticamente a giostrarsi da sola il film.
Una lode anche alla regia (del "videoclipparo" David Slade regista di 30 giorni di buoi, e infatti i conti non mi tornano...) che mai avrei pensato riuscisse, anche solo per 5 minuti, a farmi quasi tifare per un pedofilo davanti a tanta sofferenza, oltre che alla magistrale narrazione della scena clou a metà film, e alla fotografia, che grazie ad un pesante uso di filtri riesce a rendere gli ambienti (il film si svolge tutto in una sola location praticamente, una casa) freddi e a tratti quasi spettrali.
Dvd invece scarno ed essenziale col solo film. Niente di più, niente di meno.
Al cinema da noi il film non è uscito e difficilmente passerà per tv, quindi se lo trovate... accattatevelo!
musica
22 aprile 2009
PGR, Ultime notizie di cronaca
Onere ed onore questo disco. Un onere da parte del gruppo verso la universal alla quale aveva promesso 3 dischi, un onore per l'ascoltatore ascoltarlo.
Difficile per me parlare di questo album. Difficile perchè la mia oggettività viene messa a dura prova dal legame affettivo che provo per CCCP/CSI/FERRETTI&SOCI e di conseguenza non posso che far altro di parlare di quest'ultimo disco, in tutti i sensi, come un canto del cigno. Ne più ne meno.
Musicalmente ricalca quello che probabilmente sarebbero dovuti esser realmente i PGR, non sarebbe sbagliato infatti classificare questo disco come figlio diretto del PGR degli esordi.
Ritorna l'elettricità, ritorna la cupezza (non in tutti i pezzi, ma comunque è predominante) e torna la melodia mentre invece viene abbandonata la fragorosità e la rabbia di D'Anime e d'Animali. Insomma... più Maroccolo, davvero ispirato, meno Canali. Arrangiamenti scarni, il loop regna sovrano attraverso ritmi che prendono forza e prorompenza grazie alla loro enfatizzante ripetitività. Un po' come è sempre stato nel loro DNA.
Nel mezzo le cronache narrate da Ferretti. Cronache personali. Cronache di vita quotidiana.
Ammetto che avevo un certo timore dopo la recente conversione, ma Cronaca montana ha subito spazzato via ogni mia perplessita. Certo, magari in molti non condivideranno alcuni passaggi-argomenti-interi testi, ma una cosa è certa, non si potrà rimanere indifferenti al modo in cui Ferretti declama i suoi scritti. Impossibile restare indifferenti alle sue cronache. Forse il miglior Ferretti dai tempi di Linea Gotica. E anche vocalmente forse ci regala una delle sue migliori prestazioni sul finire di Cronaca settimanale
Il tutto funziona. E funziona alla grande! Entra in testa che è un piacere, pochi i momenti di calo (forse solo Cronaca del 2009) mentre i momenti migliori li troviamo verso la fine del disco grazie al trio: Cronaca filiale->Cronaca settimanale->Cronaca divina (una confessione di fede, e qui in molti storceranno il naso), ma questo non vuol dire che il disco fatichi ad ingranare alle prime battute. Tutt'altro. Cronaca montana può forse esser definito come il brano simbolo, frutto di una melodicità quasi commovente.
Nonstante il telelavoro, nonostante la totale mancanza di collaborazione (mancando fra i tre un batterista han dovuto rispolverare la cara e vecchia drum machine), nonostante un lavoro frutto di individualismi più che classico lavoro di gruppo e nonostante la titubanza di Ferretti al voler fare quest'ultimo lavoro, i 3 ci salutano regalandoci una piccola gemma
Loro sostengono sia il miglior disco che abbiano mai fatto, io sostengo invece che sia sicuramente il miglior disco dei PGR, e data l'elevata qualità di D'Anime e d'Animali il che è tutto dire.
Dispiace quindi, dispiace che: 5 anni dopo d'anime e d'animali, 8 dopo PGR, 12 da tabula rasa elettrificata, ben 19 da epica etica etnica pathos e se vogliamo prendere come riferimento l'inizio dei CCCP e/o Litfiba arriviamo quasi alla soglia dei 30 anni (ovviamente con tanto altro in mezzo), tutto questo finisca.
30 anni di musica, 30 anni di storia della musica italiana, purtroppo si chiudono con questo ultimo splendido disco. E probabilmente si chiude anche quel cerchio, lasciato aperto per un quarto (quasi a voler dare a tutti un'ultima possibilità) tracciato sulla terra nella copertina della raccolta Noi non ci saremo dei CSI.